IL METODO SELF


PrefazioneIntroduzioneCambiare punto di osservazioneOrigini e caratteristiche del Metodo SelfSauro Tronconi, la sua ricerca e la sua metodologiaCome agisce il Metodo SelfLe domande più frequenti (F.a.q.)

“Ho passato tutta la mia vita di adulto proponendo agli altri le mie esperienze e sperimentando, con loro, nuove e diverse vie di crescita interiore: dalla meditazione, alle tecniche di attenzione dei Dervisci del 1200; dalla bioenergetica di Alexander Lowen, all’osservazione della psicologia classica. Mi sono spinto in acque diverse e spesso poco esplorate, ho cercato di comprendere il significato di “fare filosofia” per un presocratico o per un pitagorico, ho pescato a piene mani dalla cultura del rinascimento e dai Veda dell’India antica, ho lavorato cercando di comprendere il senso del teatro nell’antichità, ho cercato di rispettare quei contenuti che formano la base del nostro pensiero e anche di recuperare i linguaggi simbolici e matematici di molte culture, che andrebbero riscoperti e utilizzati come potenzialità di trasmissione culturale. Tutto questo, non per fare un’operazione di sincretismo, perché, a mio avviso, non è culturalmente corretto mescolare le cose uniformandole. Ritengo sia invece opportuno che ogni cosa mantenga ben chiara e distinta la propria diversità e peculiarità: lo scopo è quello di andare avanti, mantenendo le differenziazioni, per avere nuove visioni e nuove possibilità di esplorare noi stessi.”

Sauro Tronconi

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Self Awareness Growing Process
(Processo di crescita dell’autoconsapevolezza per lo sviluppo delle capacità personali e l’evoluzione interiore)

L’uomo cerca da sempre risposte ai molteplici, drammatici e assai concreti “problemi della vita”.
Nella società contemporanea, accade di frequente che le persone siano confuse da messaggi contrastanti o sottoposte a forti stati di stress e che, talvolta, avvertano un senso di insoddisfazione e di vuoto, le cui cause non sono facilmente identificabili. La struttura della nostra società ci sottopone ad un bombardamento massmediologico di modelli legati all’immagine, al potere, al denaro; modelli che proiettano verso l’imitazione e l’omologazione. Le figure che la pubblicità e i mass media in genere ci propongono sono figure perfette, che tendono a far scomparire l’idea di sofferenza, vecchiaia, diversità, morte, esaltando l’efficienza e la superficialità: modelli quasi sempre irraggiungibili, che spingono nel sogno, nel desiderio, generando aspettative non realizzabili e, di conseguenza, frustrazione. Accade anche che, a differenza di società del passato più ristrette e limitate, ci si trovi a confrontarsi rapidamente con molti modi di vedere il mondo e di considerare se stessi: tutto è velocizzato e quantità enormi di informazioni sono a disposizione di molti. Ma questa mole di informazioni non sempre migliora la situazione: spesso rende la scelta più difficile.
Eppure, oggi come in antichità, abbiamo bisogno di soddisfazione, di realizzazione, di sentirci individui, di dare un senso alla nostra vita. Molti iniziano a capire che la felicità e la serenità non sono solo conseguenze legate al possesso o meno di alcune cose, ma si generano in noi attraverso una acquisizione di saggezza interiore, quella saggezza che ci permette di esistere davvero nella nostra vita, senza dipendere esclusivamente dagli eventi che ci accadono.

La ricerca della soddisfazione e della realizzazione è sempre stata molto forte nell’umanità, ma se rimane una forza cieca non sempre ci spinge verso l’evoluzione. Non comprendendo a fondo noi stessi in relazione alla ricerca della soddisfazione e della realizzazione, avviene che essa passi esclusivamente attraverso il riconoscimento, l’approvazione e l’ammirazione delle persone che ci stanno attorno, anche di quelle che non riteniamo importanti nella nostra vita.
Niente di male in tutto questo, ma quando ci viene meno l’approvazione altrui, oppure quando qualcuno non ci nota o non ci considera e ci nega ciò che desideriamo, inevitabilmente la sfiducia in noi stessi ci assale. Se la nostra fiducia dipende solamente dal giudizio degli altri, alterniamo stati di euforia a stati di depressione e lamento, proprio come un pendolo che oscilla.

Questi sono solo alcuni aspetti eclatanti di ciò che molti vivono quotidianamente e, di conseguenza, si tende a riempire l’insoddisfazione e il senso di vuoto con tutto ciò che capita sottomano: dal cibo, alle emozioni, al riconoscimento, al potere. Queste tendenze sono il sintomo di un diffuso disagio, già conosciuto in antichità: per vivere bene, sani e felici occorre dare a noi stessi delle ragioni reali di vita ed è necessario imparare a trovarle dentro di noi.

Per scrollarci di dosso la sfiducia, spesso ricorriamo al credere all’esistenza di un destino dispotico, che decide per noi e programma irrevocabilmente la nostra vita e ci rifugiamo in una ineluttabile sfortuna decisa da qualcosa al di fuori di noi.

immagine2Fino a quando non impareremo a prenderci la responsabilità della nostra vita, a fare scelte finalizzate al nostro bene, ad essere centrati e centrali nel nostro percorso, a smettere di creare ideologie su tutto e non inizieremo ad operare reali cambiamenti, non staremo bene con noi stessi e con gli altri.

Nel corso dei millenni, molte voci hanno affermato che la vita è una possibilità, un viaggio per imparare a crescere ed evolvere, per andare verso la nostra realizzazione: ogni evento dell’esistenza può essere un’opportunità. L’uomo ha in sé le potenzialità evolutive per andare verso la propria realizzazione, ma spesso non riesce a sentire ciò che è giusto, non riesce a seguire il buon senso e non è in grado di cogliere le opportunità della vita.

Questo è ciò che intendiamo costruire attraverso il Self Awareness Growing Process (Processo di Crescita dell’Autoconsapevolezza): dare strumenti reali e pratici, aiutare a vedere quanto più chiaramente possibile, creare le condizioni perché ciò avvenga, interrompere quell’ideologia deleteria della consolazione e dell’arroganza ideologica dei detentori di verità. Un modo per creare realmente delle condizioni che permettano a ciascuno di trovare la propria verità, le proprie risposte, la propria unicità.

Sauro.ScriveIl percorso proposto da Sauro Tronconi raccoglie l’eredità di molte tradizioni, antiche e moderne, nella direzione dell’evoluzione e della consapevolezza dell’uomo, in un processo storico e culturale innovativo.
Il Metodo Self è una possibilità concreta di dare una svolta alla nostra vita, imparando a conoscerci, a prendere fiducia nelle nostre potenzialità e, di conseguenza, a dirigere la nostra vita con scelte consapevoli. Un metodo che offre la possibilità di esplorare se stessi, come viaggiatori che scoprono il proprio mondo e che cominciano a rendersi conto delle proprie reazioni e a vederle con occhi nuovi.

Il risultato è riuscire ad agire nella vita quotidiana con forza ed incisività, usando l’intuizione che deriva dalla capacità di collegare in tempo reale ogni esperienza della nostra vita. La fiducia in noi stessi e la soddisfazione non dipenderanno più dall’approvazione degli altri, ma dalla consapevolezza di quello che siamo e non saranno, come prima, soggette agli altrui umori, ma alla nostra coscienza.

Catena_SpezzataIl metodo Self non è la ricerca del potere per soddisfare i desideri, non è dipendenza religiosa o ideologica: è la ricerca della libertà che ognuno di noi può avere attraverso la propria intelligenza e il proprio risveglio interiore.

Cambiare punto di osservazione

“Egli crede di agire con autodeterminazione,
in realtà ogni sua azione
è una reazione ad eventi esterni.”

                                    Sauro Tronconi

Ego ed identificazione | La divisione interiore | La menzogna | Le emozioni negative | Stati di coscienza | Essere coscienti della propria situazione

L’uomo automatico

L’uomo apprende fin dalla nascita, per imitazione, da tutto ciò che lo circonda. Apprende i movimenti, le espressioni, la lingua: ma apprende anche le emozioni e, soprattutto, le reazioni alle proprie e altrui emozioni.
Questo meccanismo di apprendimento e di conseguente azione è fondamentale per l’esistenza, perché ci permette di effettuare tutta una serie di azioni in maniera veloce e pratica, come guidare l’auto, camminare, scrivere al computer o altre cose simili. Quando usiamo lo stesso meccanismo imitativo nel provare sentimenti o reagire alle emozioni, e non è cosa rara, li pensiamo derivanti dal nostro carattere.

Reagire automaticamente nelle nostre emozioni diventa inaccettabile, pensare che i sentimenti che proviamo per qualcuno possano essere condizionati quasi interamente da ciò che abbiamo appreso per imitazione, dalla famiglia o da qualche lettura o film ci sembra impensabile. Eppure, se osserviamo ciò che ci accade, capiamo immediatamente che la nostra vita è permeata da azioni automatiche.
L’uomo automatico pensa di avere il controllo della propria vita, ma, in realtà, reagisce a stimoli esterni, indipendentemente dalla propria reale volontà. Il suo sentire, il suo metro di giudizio, è condizionato dalle induzioni, spesso non volontarie, di altri uomini, dalla cultura nella quale è immerso, dai sensi di colpa inculcati dalla morale: egli non è in grado di controllare quasi nulla, tutto gli accade.
Ma nel momento in cui si comincia a comprendere questo agire meccanico, qualcosa comincia a cambiare.

La molla che fa scattare i primi dubbi sulla nostra reale capacità di sentire, di valutare, di decidere veramente con la nostra testa, è spesso azionata da qualche forte attrito, da un dolore, da una situazione di disagio profondo.
L’uomo automatico può tranquillamente andare alla deriva senza rendersene conto, perché attraversa la vita come un sonnambulo. L’automatismo delle nostre azioni produce infatti un immaginario automatico. A differenza dell’immaginario cosciente, che è una forma di elaborazione di dati ed informazioni e ci dà la possibilità di agire su sistemi molto complessi e di sviluppare intuizioni efficaci, l’immaginario automatico è un sogno incontrollato, che si sostituisce alla realtà: è sognare ad occhi aperti.
Spesso si sente dire che sognare è uno dei sensi più profondi del nostro esistere. Ma se sognare è aspettare che qualcosa accada miracolosamente al di fuori di noi, allora il sogno, che è illusione pura, sarà destinato ad essere frustrato. Solo noi possiamo fare in modo che il sogno si realizzi, cioè che diventi realtà. E possiamo farlo compiendo coscientemente azioni che cerchino di condurci, passo dopo passo, nella direzione della soddisfazione di ciò che è importante per noi.

Ego ed identificazione

“L’ego è la grande illusione
che cancella il nostro essere”

Sauro Tronconi

L‘ego, che potremmo anche definire personalità frontale, è la somma di tutto quello che ci hanno insegnato ad essere e di ciò che mettiamo in atto per interfacciarci col mondo esterno. E’ formato da ciò che abbiamo appreso per imitazione dalle persone che ci circondano oppure che abbiamo assunto come modelli dai mass media. Se qualcuno ci chiede chi siamo, immediatamente risponderemo dicendo il nostro nome seguito da ciò che meglio ci identifica: la professione, le cose che ci piacciono, il nostro ruolo nella società, i traguardi che abbiamo raggiunto.
L’ego diviene quindi la maschera che usiamo per interfacciarci con la realtà. Una maschera indispensabile, ma che spesso dimentichiamo di aver indossato e con la quale ci identifichiamo completamente.
Ma sarebbe sbagliato demonizzare l’ego, esso è uno strumento prezioso, se utilizzato consapevolmente: é necessario conoscerlo e saperlo dirigere.
Nel processo di conoscenza di sé, quando l’uomo inizia a riconoscere le proprie maschere e tenta di toglierle, si sente come spogliato, nudo davanti agli altri e a se stesso. La reazione più comune è quella di volersi subito ricoprire, oppure fuggire per nascondersi agli occhi degli altri, per paura di perdere la stima e la considerazione delle persone che gli stanno intorno. Occorre agire con cautela, non serve togliere la maschera definitivamente, ma imparare ogni tanto a guardare se stessi per scoprire le cose preziose che la maschera ha così a lungo celato. Cominciare così a sentire che, oltre la maschera, ci siamo noi, con la nostra sensibilità e la nostra vera forza interiore.

La divisione interiore

La sensazione di disagio e il senso di fallimento che avvertiamo dentro di noi sono spesso causati dall’incapacità di riuscire a concretizzare quanto deciso, dal non riuscire a mantenere le promesse fatte a noi stessi e agli altri. Ma il fatto di avere comportamenti non sempre coerenti non viene avvertito come una contraddizione, e riusciamo a trovare giustificazioni esterne, a volte convincenti, ma che in ogni caso ci fanno perdere fiducia nelle nostre capacità. Il passo successivo è l’autocommiserarsi, il compatirsi, il lamentarsi.
Ma come è possibile essere coerenti, se siamo contemporaneamente mille persone diverse?
L’uomo non ha un “io” permanente ed unico, che governa le sue azioni e le rende coese e coerenti. Al posto di un “io” individuale, vi sono innumerevoli piccoli “io” separati che, spesso, si ignorano e che governano momenti diversi della nostra esistenza. Con uno dei nostri mille “io” prendiamo una decisione, che un momento dopo, quando sopraggiunge un altro “io”, dimentichiamo o accantoniamo come inadeguata. Da questo deriva il senso di fallimento, ovvero dalla nostra divisione interiore, dall’incapacità di mantenere un “io” permanente alla guida di noi stessi. Ad ogni situazione che si presenta, che produce reazioni ovviamente diverse, abbiamo un illusorio controllo decisionale, come se ad agire fosse un individuo differente.
L’uomo è una pluralità: il suo “io” cambia velocemente come i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi umori. Un attimo fa era un pensiero, ora è un desiderio, poi una sensazione, poi un altro pensiero e così via, in un gioco di identificazione senza fine.
L’uomo non ha un “io” individuale e stabile: egli è sempre una persona differente, non è mai quello che era un momento prima.
L’alternarsi di questi io è determinato da influenze esterne accidentali, come ad esempio il caldo, il freddo, la pioggia, un incontro, un ricordo, qualsiasi stimolo occasionale al quale si agganciano sentimenti e azioni, provocando un turbinìo di stati d’animo e decisioni confuse. Per vivere meglio è quindi necessario stabilizzare questo continuo cambiamento interiore, non bloccando sensazioni ed emozioni, ma divenendo sempre più centrali rispetto ad esse.

La menzogna

La divisione interiore determina la menzogna: l’uomo mente a se stesso ed agli altri senza rendersene conto, anzi, nella convinzione di essere coerente e giusto. Questo tipo di menzogna è una diretta conseguenza dei nostri mille “io” e dei loro diversi desideri e punti di vista. Ma è anche un effetto dell’automatismo e di reazioni incontrollate a stimoli esterni. Fondamentalmente, è determinata dalla scarsa conoscenza, o meglio, dall’ignoranza che abbiamo di noi stessi.
E’ attraverso la menzogna che l’uomo automatico si rende interessante ai propri simili: mostra cose di sé per adeguarsi alle aspettative che ritiene gli altri abbiano verso di lui. Questo automatismo è molto pericoloso: mentire a se stessi significa darsi continuamente input e informazioni sbagliate, partendo da situazioni interiori, che ci sembrano reali, ma che il più delle volte sono false. É spesso una pericolosa forma di autoconvincimento, che va ad alimentare l’ego e la personalità frontale.
A volte, la menzogna serve a giustificare ed accettare i fallimenti, a gestire la frustrazione determinata dall’incapacità di realizzare e di essere conseguenti con quanto deciso dai nostri mille “io” divisi.

Le emozioni negative

Le emozioni negative sono una conseguenza dell’automatismo. Possiamo pensare che siano la rabbia, il dolore, l’insoddisfazione, la frustrazione, ma anche quelle che a volte ci sembrano positive, perché soddisfano il nostro ego, possono agire dentro di noi allo stesso modo. Quindi per definirle più correttamente dovremmo dire emozioni automatiche. Sono quegli stati emotivi che scattano in maniera sempre uguale al comparire di stimoli simili. Sono quelle dispendiose ed inutili emozioni che si apprendono soprattutto per imitazione e divengono una maniera automatica di comportamento, condizionando pesantemente la nostra vita. Sono il lamento, i cattivi umori, il parlare in automatico senza realmente avere coscienza di ciò che si dice, l’autocommiserazione gratuita, ma possono anche essere l’euforia e l’entusiasmo. Il problema non è il tipo di emozione, ma l’inconsapevolezza nel viverla.
Se vi osservate, nel momento in cui vi scatta uno stato di rabbia, il vostro comportamento e le vostre reazioni saranno come il ripetersi passivo di un copione scritto in precedenza: la vostra adrenalina comincia a salire, il cuore accelera il suo battito, la vostra mente inizia a pensare freneticamente a come meglio reagire, ma i vostri movimenti, il modo di parlare, il tono di voce sono uguali ogni volta. In quel momento siete, di sicuro, completamente proiettati all’esterno di voi e quello che vi accade vi trascina, senza che riusciate a frenarne le conseguenze.
Non c’è molta differenza tra il fatto che queste emozioni siano legate a situazioni reali o semplicemente illusorie.
Per osservare i meccanismi ripetitivi automatici, quindi fuori dalla volontà cosciente, potete sollecitare un’emozione negativa. Pur sapendo che è una finzione, immediatamente scattano dei meccanismi automatici.
Ad esempio, se pensate intensamente che il vostro partner in questo momento vi stia tradendo con una persona attraente e sexy, vi accorgerete cosa accade dentro di voi. La vostra mente incomincia a lavorare freneticamente. Un “io” vi suggerisce la reazione migliore per non perderlo, un altro “io” grida vendetta, un altro vi fa sentire frustrati e inadeguati. E così via. Avete sprecato molte energie, vi sentite peggio e nulla è realmente accaduto. Nonostante sappiate di farlo per gioco, sono scattati dei meccanismi automatici ed è molto utile essere coscienti di quello che è accaduto.

L’uomo automatico è come una trottola:
gira continuamente, incapace di progredire
e spreca energie per rimanere dove è.
E’ costantemente in balia degli eventi,
attraversa la vita come un sonnambulo,
senza avere coscienza di se stesso
e di ciò che lo circonda.
Sauro Tronconi

Stati di coscienza

L‘essere coscienti significa avere consapevolezza di se stessi e del mondo esterno con cui si è in rapporto, avere coscienza della propria identità e delle proprie attività interiori.1) Ampliando ancora il concetto è avere coscienza di sé mentre si ha l’esperienza.
Ogni persona possiede diverse sfumature di coscienza, spesso uniche, come unico è ognuno di noi. Secondo le Antiche Scuole di consapevolezza, che lavoravano sullo sviluppo delle potenzialità umane, vi sono quattro stati di coscienza possibili:

1. il primo stato è il sonno, quello notturno, stato all’apparenza passivo, dove in realtà si creano condizioni molto particolari di automatismo ed in questa condizione gli uomini trascorrono più di un terzo della loro esistenza. E’ lo stato nel quale a volte emergono “segnali” dei nostri processi inconsci.
2. Il secondo è il cosiddetto stato di veglia (coscienza lucida), lo stato in cui si trascorre il resto della vita. Questa è la condizione nella quale gli uomini vivono gli eventi della loro vita, comunicano, progettano, si muovono, fanno guerre, filosofeggiano e molto altro. Gran parte della vita viene trascorsa normalmente in questo stato, che, a volte, altro non è che il prolungamento del primo stato. La comprensione di ciò rende possibile il cambiamento. In questo stato, come in quello del sonno notturno, la mente continua a sognare e ad immaginare in maniera meccanica, le persone sono condizionate da automatismi e identificazioni, che alterano la realtà facendo attraversare la vita senza viverla realmente. Mediante l’osservazione di se stessi e la volontà, possiamo renderci conto di questo stato di “assenza”, nel quale reagiamo invece di agire.
3. L’iniziare a percepire questa condizione e osservare i meccanismi che la regolano determina il terzo stadio, ovvero la coscienza di sé, ove ci si ricorda di sé, si ha consapevolezza del proprio essere.
4. Il quarto stato è la coscienza obbiettiva, ove si percepiscono e si vedono le cose per ciò che veramente sono. E’ quello stato di coscienza, che in oriente veniva definito “illuminazione”. La coscienza obbiettiva non è però riservata a pochi eletti, essa filtra spesso nelle nostre percezioni e intuizioni: più numerosi sono i momenti di consapevolezza fra un automatismo e l’altro, più informazioni coscienti lasciamo passare, più ci avviciniamo ad essa. Molte persone, per eventi accidentali o per concomitanze di coscienza, hanno queste percezioni consapevoli della realtà oggettiva. Purtroppo, in questi casi manca la preparazione a monte, quella che rende un momento sporadico parte di un progetto di crescita interiore, e quindi il tutto viene spesso dimenticato o trasformato e giustificato.

1) Cfr. voce coscienza, in DURO A. (a cura di), Vocabolario della lingua italiana, II, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da G. Treccani, 1986, p.976

Essere coscienti della propria situazione

Prima, quando vivevi come un sonnambulo,
pensavi di avere la realtà in pugno
e di essere in grado di comprendere tutto.
Ora, che hai aperto gli occhi ed inizi ad osservare la vita,
sai che la vera comprensione comincia da questo momento
e capisci di non poter più mentire a te stesso  2)
Sauro Tronconi

Comprendere che non agiamo, ma reagiamo a situazioni esterne e renderci coscienti dell’immaginario automatico, che si sovrappone alla realtà facendoci sognare e fantasticare ininterrottamente su noi stessi e sulle altre persone, è il primo passo per cambiare ed uscire dall’automatismo. Aprire gli occhi e decidere di non volere più vivere come sonnambuli, cominciare ad osservare le emozioni negative, che si autoriproducono come un cancro succhiandoci risorse vitali, forza ed energia utili per la nostra realizzazione, è il punto di partenza. Per ritrovare soddisfazione, è necessario osservare veramente ciò che sta accadendo, liberarci dalla visione negativa o positiva, che avevamo creato illusoriamente in precedenza.
Vivere il presente, assaporare le cose mentre stanno accadendo non significa trasformare tutto in positivo, ma collocare gli eventi nella loro giusta dimensione. Piccoli passi quotidiani, atti autodeterminati, come ad esempio osservare quanto una nostra azione o giudizio sia condizionato dall’opinione degli altri, o quanto la nostra vita sia costellata da piccole abitudini alle quali non sappiamo rinunciare e che ci creano profonda dipendenza. Cominciare, quindi, ad osservarsi ed a prendere coscienza di sé.
Innescare, attraverso l’osservazione, un sano processo di disidentificazione da false immagini o illusorie aspettative, smascherando i nostri automatismi ed il reiterarsi dei nostri schemi mentali. Iniziare a distinguere tra ego ed essenza. Questo processo porta all’evoluzione, porta a spezzare la catena degli eventi che si ripetono inesorabilmente, dimostrandoci che l’autoconsapevolezza è il libero arbitrio e ci dà la possibilità, attraverso azioni coscienti, di crescere e dirigere la nostra vita.
L’antica sapienza orientale, ma anche la psicologia umanistica e gli studi sui meccanismi dell’apprendimento e della memoria, ci hanno fornito strumenti preziosi per osservare ciò che accade quotidianamente nella nostra vita e per spezzare l’automatismo.

2) Tratto da “Conosci te stesso”, seminario condotto da Sauro Tronconi – Maggio 1997

Origini e caratteristiche del Metodo Self

Il saggio rende semplici le cose complicate,
lo stolto rende complicate le cose semplici.

Lao Tse

Il Metodo Self Awareness Growing Process (Processo di crescita dell’autoconsapevolezza) è un metodo originale creato da Sauro Tronconi ed è il risultato di anni di ricerca, studio e sperimentazione in tutto il mondo. Nasce quindi dalla profonda esperienza di un uomo che ha fatto della ricerca la sua vita, senza mai perdere di vista la realtà, senza mai allontanarsi dalla quotidianità dell’esistenza.
Il merito e l’originalità di questo metodo sta nell’aver usato tecniche antiche e moderne, occidentali ed orientali, creando un sistema adatto alle caratteristiche dell’uomo contemporaneo. Le tecniche che lo compongono permettono, a chi le sperimenta, di cominciare a rendersi conto dei propri meccanismi di azione, meccanismi spesso automatici ed indotti da stimoli esterni. Esse sono validi strumenti che ci permettono di avere sempre meno momenti di reazione automatica, dandoci la possibilità di aver maggiore consapevolezza di noi stessi e del nostro agire, divenendo artefici della nostra vita.
Il Self non è un procedimento analitico, è un metodo che conduce all’osservazione nella più squisita tradizione millenaria delle Scuole di pensiero. Questo significa non focalizzare l’attenzione solamente sul cercare di capire il motivo per cui scattano certi meccanismi automatici, bensì imparare, in ogni momento della nostra vita, ad osservare il loro svolgimento. Osservandoli e comprendendoli è possibile superarli e si diviene, attraverso un naturale processo di crescita interiore, testimoni a se stessi.
L’originalità di questo metodo sta nel consentire alle persone di percorrere una via di crescita personale, che non le estranea dalla vita consueta, ma che, al contrario, trae linfa vitale ed insegnamento dal vivere quotidiano. E’ un metodo che aiuta ad utilizzare gli stimoli provenienti dalla vita di tutti i giorni per far crescere la nostra autoconsapevolezza sulla scia della “Quarta Via” di Gurdjieff. E’ un metodo laico, al quale si può avvicinare qualsiasi persona, perché esso va al di là dei limiti posti da discriminazioni etniche, religiose ed ideologiche. L’unico requisito richiesto è la volontà di concedersi la possibilità di osservarsi per ciò che si è.
L’approccio del Metodo Self è esperienziale: non è limitandoci a studiare ed a leggere che riusciamo a conoscere noi stessi, ma solamente decidendo di provarci concretamente, partendo dall’osservazione e dalla sperimentazione. Non è un metodo indicato per coloro che cercano effetti speciali o illusioni positive per rendere interessante la propria vita, non serve a fornire false speranze e consolazioni, colmando il vuoto o l’insoddisfazione, che spesso alberga nelle persone.
Le metodologie usate da Sauro Tronconi non possono essere associate alla psicoterapia: il lavoro su se stessi non è inteso come un processo di guarigione o di risoluzione di varie problematiche, ma è un lavoro teso al migliorarsi, conoscersi e crescere. Per questo motivo, si rivolge essenzialmente a persone che stanno “bene”, che non hanno in atto patologie o psicosi. Inoltre, uno psicoterapeuta è tenuto a prendersi la responsabilità del proprio paziente e a condurlo, attraverso le modalità che ritiene necessarie, alla guarigione o alla normalizzazione. Tronconi si prende unicamente la responsabilità di passare informazioni e creare le condizioni di crescita in maniera esplicita, non è suo compito, come non era il compito delle Scuole di consapevolezza dell’antichità, dire ciò che è vero o ciò che è falso, o ciò che è giusto o sbagliato per la vita di un individuo, ma creare le condizioni in modo che ognuno sviluppi le proprie peculiarità e la propria visione.

Se vi dessi una mappa vi perdereste. Non affidatevi a mappe preconfezionate, né ad un cartografo che le disegni esclusivamente per voi: sarebbe un’illusione e perdereste la strada. Quello che davvero vi può essere d’aiuto, è l’avere strumenti ed informazioni, in modo che ciascuno di voi disegni la propria mappa. Questo viaggio è il vostro, non affidatelo ad altri per pigrizia. Se non investite su di voi, su chi o cosa dovreste farlo?

Sauro Tronconi

Sauro Tronconi, la sua ricerca e la sua metodologia

Non è possibile parlare di Self Awareness Growing Process senza parlare della ricerca condotta da Sauro Tronconi, ricerca che lo ha portato alla creazione di questo metodo. Il Metodo Self nasce dall’esigenza di creare una metodologia che permetta, in maniera veloce ed accessibile a tutti, di uscire dagli schemi in cui molti di noi sono intrappolati e che determinano la sfiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.

Sauro Tronconi inizia studiando psicologia, interessandosi nel contempo all’antropologia ed alla fisica. Attento osservatore e sperimentatore, non si è posto limiti, né culturali, né scientifici, viaggiando alla ricerca di percorsi evolutivi che lo hanno portato ad attraversare oriente ed occidente e ad incontrare alcuni tra i più significativi personaggi di questo secolo.

Nel 1980, a seguito di un viaggio di ricerca in India, si rende conto che, per una persona cresciuta e formata nell’ambito della cultura occidentale, rivolgersi solo alle discipline orientali è una forzatura, un’azione limitante. Frequenta così i corsi di Lowen, padre della bioenergetica, e segue un percorso di psicologia umanistica a Portland, negli Stati Uniti. A metà degli anni 80, nel Tibet indiano, ritrova un’antica metodologia di esplorazione della coscienza, metodo chiamato Jatismaran. Poco dopo, in occidente, entra in contatto con la Disciplina del Reiki ma, non soddisfatto, cerca la vera radice del metodo in Giappone, dove incontra un Maestro Zen, depositario dell’antica disciplina originale del Reiki-Do, il Rev. Gyö Yakada Hizuguchi, divenendone il terzo Maestro in linea diretta dal 1932.

Studioso delle Antiche Scuole orientali e occidentali, ricerca metodi per sviluppare l’attenzione, il ricordo di sé e l’autoconsapevolezza nel corso di numerosi viaggi di studio, esperienze che gli permettono di acquisire una visione diversa da quella accademica.
Dalla sua ricerca nascono anche altri metodi volti allo sviluppo delle potenzialità, come il Tibetan Vibration, il Chakra Awareness, Kamaway e Il sistema (enneagramma e chakra), sviluppati e diffusi con la collaborazione di molti ricercatori.
Assieme ad altri collaboratori, ha fondato Espande Institute for the Development of Self-Awareness (Istituto per lo sviluppo dell’autoconsapevolezza) con vari Centri in Italia, un progetto che ormai da anni coinvolge moltissimi ricercatori in percorsi culturali ed evolutivi. Inoltre, è il promotore di un gruppo di Associazioni Culturali Europee, Espande Inner Human Evolution.

Sauro Tronconi ha condotto negli ultimi venticinque anni oltre mille seminari in Italia ed Europa, insegnando a migliaia di persone. La metodologia del Self è strettamente legata alla sua persona ed alle sue modalità espressive. Egli usa il racconto didattico/esperienziale e la verbalizzazione per creare stati di coscienza particolari e, contemporaneamente, utilizza in maniera dinamica tecniche di culture completamente differenti, producendo un flusso di situazioni e stati di coscienza tali da favorire lucidità, presenza e memoria.
Questo metodo di comunicazione è diretto, esperienziale e stimola una tipologia di intelligenza differente da quella comunemente intesa: apprendere non è imparare, ma comprendere.
Il suo linguaggio è chiaro ed immediato, i suoi metodi si basano sulla sperimentazione e sono veloci, efficaci, creati per l’uomo occidentale. Dei seminari condotti da Sauro Tronconi è stato scritto: “lasciano trasparire una profonda conoscenza ed un livello di percezione della realtà decisamente diverso attraverso un metodo reso magistralmente semplice ed efficace per chi lo sperimenta, conducendo nel pieno della vita e del proprio presente”.

Come agisce il Metodo Self

La coscienza di sé non può essere frutto di un credo cieco,
ma è connessa alla capacità di osservare senza identificarsi.

Sauro Tronconi

Il ricordo di sé e l’osservazione

L’autoconsapevolezza ci dà la possibilità, attraverso azioni coscienti, di crescere, di riscattarci dallo stato di sonno in cui viviamo ed è il frutto di un lavoro alla base del quale vi è il ricordo di sé e l’osservazione.
L’espressione ricordo di sé può apparire scontata e banale: qualsiasi persona potrebbe affermare tranquillamente “non sono così smemorato da non ricordarmi di me stesso”. Ma spesso accade che, quando siamo totalmente immersi in una situazione, in un’azione o in un pensiero, ci facciamo travolgere dalle circostanze e agiamo come se recitassimo una parte in un film, senza ricordarci che la nostra vita accade ora, che siamo noi a pensare, noi a decidere di compiere una determinata azione. Iniziare a prendere coscienza di noi stessi, quali protagonisti della nostra vita, è il primo passo, che ci rende consapevoli delle nostre azioni e ci permette di riscattarci dall’automatismo: “Io vedo e sono cosciente di vedere, io osservo e ho coscienza di ciò che sto osservando. In altre parole, sono presente all’evento, sono presente al movimento, sono presente alle informazioni che mi arrivano, non reagisco, ma agisco.”
Altro passo fondamentale è l’osservazione, che non diviene però né giudizio, né concentrazione, né passività nei confronti dello svolgersi dell’azione. In condizioni ordinarie, noi non ricordiamo noi stessi, cioè non siamo presenti a noi stessi al momento della percezione di un’emozione, di un pensiero o di un’azione. Con un po’ di esercizio e volontà, non è difficile percepire, vedere se stessi mentre ci si muove, mentre si respira, mentre si parla, mentre si pensa. Questo lavoro innesca pensieri nuovi, permette di tradurre la realtà quotidiana in un modo diverso. Attraverso il metodo Self si inizia a spostare l’attenzione dall’esterno all’interno, imparando e comprendendo che interno ed esterno fanno parte dello stesso flusso di informazioni.
La grande scoperta sarà il rendersi conto pienamente che la vita è nelle nostre mani, che siamo noi a determinare le nostre azioni ed il nostro stato di benessere. Sarà come se un incantamento si rompesse scagliandoci in un altro luogo ad un universo di distanza, dove potremo assaporare la vita attimo per attimo e scoprire con stupore e gioia di averlo fatto senza esserci spostati di un millimetro.

La vera intelligenza | Essere dove accade la vita | Divenire artefici della propria esistenza

La vera intelligenza

La vera intelligenza

Uno degli effetti più evidenti prodotto dal metodo Self è la stimolazione delle potenzialità che ognuno di noi possiede, seppur in maniera diversa.
Il nostro sistema intellettuale è un sistema poderoso, con enormi possibilità e potenzialità. Spesso ci sono individui che, a seguito di una serie di condizioni familiari, sociali e culturali, hanno avuto più possibilità di sviluppare il centro intellettuale, acquisendo una considerevole quantità di conoscenze. Per la nostra società, tali individui sono considerati più intelligenti di altri. Ma è proprio questa la vera intelligenza?
L’intelligenza è un insieme di facoltà che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti e le azioni, rendendolo capace di adattarsi a situazioni diverse e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli al proprio benessere  3) .
L’avere più coscienza di sé permette di attivare processi di pensiero differenti da quelli consueti ed automatici, senza alterare la realtà, ma cambiandone l’interpretazione. Questo dà la possibilità di utilizzare in modo differente il centro intellettuale, risparmiando energia, che altrimenti sarebbe sprecata in un continuo ed inutile lavorio mentale, che spesso produce emozioni negative. L’energia risparmiata viene automaticamente utilizzata dal centro intellettuale per aumentare la capacità interpretativa e di sintesi della realtà. Se uniamo questo ad una maggior capacità di osservazione, sia dentro che fuori di noi, le conseguenze saranno evidenti: cominceremo ad uscire dai circoli viziosi automatici, che determinano un grande spreco di energie e tutto questo si tradurrà in un vero e proprio aumento della capacità intellettiva.
La vera intelligenza non sta nella quantità di conoscenze possedute, ma consiste nel saperle utilizzare in modo funzionale; è la capacità di rapportarsi in tempo reale con ciò che ci circonda, agire di conseguenza, lasciandoci guidare da quell’insieme di informazioni, che ci arrivano contemporaneamente dalla parte meccanica delle nostre percezioni, dalle emozioni, dai nostri depositi di esperienza e di memoria. Se tutto questo funziona in maniera coordinata e nel presente, noi riusciamo ad essere all’unisono con le mille variabili che determinano le situazioni. E’ una sorta di fusione con il tutto, un abbandonarsi alla cosiddetta intelligenza degli eventi, quella che determina la libertà di azione. E’ una ritrovata fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di agire in maniera appropriata ed in sintonia con ciò che ci circonda, senza esserne condizionati.

3) Cfr voce intelligenza, in DURO A. (a cura di), Vocabolario della lingua italiana, II, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da G. Treccani, 1986, p.912

Essere dove accade la vita

Essere dove accade la vita

L’uomo automatico è abituato a vivere sempre pensando al passato o facendo progetti per il futuro. Pensa a quello che gli è accaduto e a cosa avrebbe potuto rispondere, come avrebbe potuto reagire e spreca energia in qualcosa che è già stato e che non potrà essere cambiato, se non nella fantasia, in un mondo irreale. Oppure fantastica sul futuro sognando amore, ricchezza e felicità come se fosse il personaggio di un romanzo.
Ma l’unica realtà in cui siamo veramente immersi è il presente.
Il presente è qualcosa di estremamente leggero, come un soffio. Accade e accade continuamente.
Essere coscienti nel presente significa interfacciarsi in maniera completa con gli accadimenti, cioè essere noi stessi il flusso degli accadimenti.
La chiave per essere nel presente è la comprensione del continuo ed inarrestabile cambiamento che avviene inesorabilmente. Tutto si trasforma e noi stessi cambiamo, e ciò che accade realmente, accade in un tempo reale e verificabile: il presente.

Divenire artefici della propria esistenza

Divenire artefici della propria esistenza

L’uomo automatico tesse attorno a sé una fitta trama di eventi e situazioni, che lo conducono verso il proprio “destino”. Egli è convinto che esistano la fortuna e la sfortuna e non riesce veramente a comprendere che egli è l’attore principale della propria esistenza e che le sue azioni determinano conseguenze reali. Egli vede poco e spesso interpreta confusamente ciò che riesce a percepire; procede brancolando nel buio, a tentoni, cambiando direzione quando incontra un presunto ostacolo. L’uomo automatico, spesso incontra il proprio destino sulla strada che, con tanta energia, aveva intrapreso per evitarlo. Il metodo Self ci permette di indirizzare le nostre energie verso ciò che sentiamo importante per noi. Ci permette di comprendere i meccanismi di dispersione dell’energia, dandoci modo di utilizzarla per sviluppare le nostre potenzialità, per raggiungere i nostri obiettivi, per comprendere, man mano che si presenta l’occasione, quale sia la strada giusta per noi. Il metodo Self ci dà la possibilità di conoscere noi stessi, assumendocene la responsabilità, e ci offre l’opportunità di cominciare a spezzare gli automatismi, liberandoci dai condizionamenti ed iniziando in tal modo ad essere protagonisti della nostra vita. Capacità di essere, capacità di scelta consapevole, capacità di fare.
Noi determiniamo gli accadimenti della nostra vita
, noi sappiano come affrontare gli eventi, senza essere condizionati da falsi moralismi o ideologie. Noi possiamo, attraverso una crescita consapevole, essere realmente artefici della nostra esistenza.

Le domande più frequenti (F.a.q.)

A cosa serve il Self Awareness Growing Process?

Il metodo Self Awareness Growing Process (Processo di crescita dell’autoconsapevolezza) ci dà la possibilità di conoscere noi stessi, le nostre reali potenzialità, di cominciare a sapere ciò che è giusto per noi e, di conseguenza, fare scelte consapevoli. Attraverso tecniche che permettono di riconoscere, comprendere ed osservare, in modo differente dal consueto, i nostri meccanismi di azione, è possibile uscire dagli schemi in cui spesso siamo intrappolati e liberarci dai condizionamenti esterni, divenendo artefici della nostra esistenza. In questo modo inizia a cadere il senso di fallimento e la sfiducia, portando ad un rafforzamento dell’autostima e a trarre soddisfazione dalle proprie azioni.

Devo cambiare qualcosa nel mio stile di vita?

No, perché il metodo Self non è un metodo che estranea dalla vita e non richiede sacrifici; esso trae linfa vitale dagli accadimenti quotidiani e dal rapportarsi continuamente al mondo che ci circonda. E’ un metodo laico, al quale si può avvicinare qualsiasi persona, perché esso va al di là dei limiti posti da discriminazioni etniche, religiose ed ideologiche.

Come si svolge un seminario?

Durante i seminari, Sauro Tronconi fa eseguire, alle persone del gruppo che conduce, esercizi particolari, con movimento del corpo, utilizzando il respiro, l’attenzione e la sincronia. Tale lavoro è costantemente accompagnato da input che egli dà verbalmente, in modo da focalizzare l’attenzione sui meccanismi di reazione automatica che ognuno di noi normalmente possiede.

Il Metodo Self è un metodo terapeutico?

No, è un metodo che non intende sostituirsi alla medicina e che si rivolge essenzialmente a persone che stanno “bene”, che non hanno in atto patologie o psicosi. E’ un metodo molto lontano da un approccio psicanalitico e sarebbe un errore confondere la metodologia di Sauro Tronconi con la psicoterapia: il lavoro su se stessi non è inteso come un processo di guarigione o di risoluzione di varie problematiche, ma è un lavoro teso al migliorarsi, conoscersi e crescere. Allo stesso tempo, non è un metodo indicato per coloro che cercano effetti speciali o illusioni positive per rendere interessante la propria vita e non intende fornire false speranze e consolazioni.

E’ sufficiente fare un seminario o devo farne molti?

Non esiste alcun obbligo o vincolo, perché la decisione, la volontà, la responsabilità di cominciare a lavorare su se stessi deve partire da ciascun individuo. Il lavoro su se stessi, sulla propria consapevolezza, è l’espressione della grande libertà che tutti gli uomini hanno; per questo motivo, richiede responsabilità. Non vi sono traguardi, perché è un lavoro fatto di tappe, di costante costruzione, che ciascun individuo compie con sfumature uniche ed individuali.



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