Tossicomani temporali
Il tempo è diventato una sostanza. Lo assumo a piccole dosi, sotto forma di notifiche, breaking news, micro video, e quando manca avverto un vuoto che somiglia alla crisi di astinenza: mano che cerca il telefono, respiro corto, irritazione.
La distrazione è il pusher di quartiere, sempre aperto. Vende picchi veloci e promette sollievo. In realtà allena la dipendenza. Kronos si fa sciroppo zuccherino, Kairós evapora. Non mi rubano i minuti, glieli consegno io, perché così evito di sentire ciò che c’è.
Non è colpa del carattere, è un’industria. Piattaforme, pubblicità, informazione, politica: ogni attore compete per la mia attenzione, la misura, la monetizza.
La macchina funziona se resto agitato e superficiale, se confondo stimolo con significato. Il display con i “tre minuti” è una slot machine: aspetto il colpo, aggiorno, spero. Quando il colpo non arriva mi sento a secco.
La crisi di astinenza è questo: incapace di stare, cerco un altro sorso di tempo aromatizzato.
Chiamo questo corridoio “uomo automatico”. Pensa al posto mio, sente al posto mio, decide al posto mio.
Non serve demonizzare la tecnologia, serve riprendere la proprietà del minuto. Una presenza minima basta: riconoscere il prurito che sale, allungare il respiro, rimettere i piedi nel pavimento, dire “no grazie” al prossimo scorrimento. Non è una performance, è igiene.
Là dove torna una briciola di libertà, il bisogno urgente si sgonfia e il tempo riprende spessore.
La società della distrazione non si limita a offrire passatempo, costruisce una pedagogia. Urgenza come virtù, disponibilità perenne come merito, commento immediato come prova di esistenza.
Io posso non aderire. Posso trattare il telefono come un utensile, non come un distributore di dosi. Posso restituire silenzio al pensiero, lentezza al gesto. Non guarisco il mondo, cambio postura: da consumatore di minuti a cittadino del tempo. Inizio verificabile ogni giorno, davvero.
Sauro Tronconi