La vera cospirazione è semplice: io dormo e mi muovo per abitudine, poi chiamo destino ciò che ho fatto in automatico. Le forze che mi manipolano non hanno volto, sono le mie identificazioni, le emozioni riciclate, il pensiero che gira a vuoto. È un motore che chiede carburante, non verità. Quando l’attenzione cede, chiunque può spingere il tasto giusto e credere di comandarmi. In realtà a comandare è la mia pigrizia interiore, quel “pilota” che ama la strada già nota.
Se voglio libertà non devo smascherare un Grande Vecchio, devo smascherare me. Il primo passo è rozzo e decisivo: ricordarmi di me mentre faccio, non dopo. Dividere l’attenzione, metà sull’azione metà su chi agisce. Appena compare il gusto dell’osservare, la macchina rallenta, gli automatismi perdono fascino, il corpo dà segnali chiari. A volte serve attrito volontario: non seguo l’impulso più facile, scelgo un gesto inutile ma cosciente, cambio il ritmo del respiro, sposto lo sguardo dal telefono al silenzio. Piccole frizioni, grandi effetti.
La manipolazione vive dove io sono assente. Quando ci sono, le stesse forze diventano materiale di lavoro. Il mondo continuerà a spingere, la società continuerà a distrarre, ma la direzione la do io, un istante alla volta. Non libero il pianeta, libero l’attenzione. Il resto verrà di conseguenza.
Sauro Tronconi