Il tempo è un otre prezioso

Non sono qui per il miele delle parole,
vengo per il fuoco che toglie la scorza.

Il tempo è un otre prezioso,
non verso gocce sul pavone del chiacchiericcio,
le conservo per il labbro assetato.

Chi bussa porti il cuore crudo,
niente ricami, niente specchi.
Vieni nudo di pretesti,
entra come freccia nella mela.


Sono fabbro: incudine, martello, scintille.
Lascio fuori i ferri finti.
La mia pazienza la do al seme che trema di nascere,
non alla paglia che ama il vento.

Ho imparato dal silenzio: parla chi è vuoto,
ma è nel vuoto che cade il secchio e sale l’acqua.
Se vieni, porta sete,
per il vino della notte che non stordisce, risveglia.

Non sono amichevole come una piazza in festa,
sono la porta stretta del giardino.
Chi vuole gioco trova altrove,
qui si miete e si canta solo dopo.

Il mio amore è lama sottile,
taglia ciò che non è vivo.
Poi fascia, poi bacia,
come la luce che entra dove il vaso si è rotto.

Sulla soglia ho scritto: senso, non abitudine.
Chi entra, perda il nome e trovi il respiro.
Io tengo il fuoco,
tu metti il pane del tuo vero.
Mangiamo insieme dove finisce la parola
e inizia la risposta del cuore.

Persia, dodicesimo secolo

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