BUON NATALE !!!!!!

Chi vuol stare tranquillo e in pace
si compra un’anima in offerta al supermercato sotto casa,
due candele profumate al gusto di perdono immediato
e un diffusore d’ambiente che spruzza armonia sulle conversazioni imbarazzanti.

Chi vuol pacificarsi
deve evitare accuratamente ogni cosa viva
perché le cose vive fanno rumore, domande, richieste,
e a volte persino soffrono,
che è molto poco natalizio,
a meno che non compaiano in uno spot con pianoforte in sottofondo.

Chi vuol stare davvero in pace
si mette in testa una cuffia di silenzio selettivo:
non sente le guerre, sente il jingle,
non sente il vicino disperato, sente il campanello di Amazon,
non sente la propria coscienza,
ma sente benissimo le notifiche dello sconto a tempo.

Il segreto è semplice:
congelare i cambiamenti spiacevoli della vita
come il pesce nel freezer,
ben chiusi in sacchetti trasparenti
con l’etichetta: “da non aprire mai, contiene realtà”.

E guai agli attriti, ai contrasti, alle frizioni:
si bandiscono opinioni troppo vive,
si estirpano domande,
si disinfetta ogni dubbio con spruzzi di spiritualità spray,
formulata senza tracce di autocritica.

Predicare a se stessi l’assenza travestita da presenza:
ci sediamo in cerchio,
accendiamo una luce soffusa,
respiriamo profondamente
e poi ci scollegiamo da tutto ciò che potrebbe
anche solo vagamente somigliare alla verità.

Recitiamo la litania del buonismo:
io sono buono, tu sei buono,
loro se non sono buoni è perché non hanno ancora capito me,
ma io li perdono in anticipo,
che a Natale fa curriculum.

Ci raccontiamo che siamo giusti, buoni e soprattutto veri,
poi spegniamo la stanza
per non doverci vedere in faccia.

Facciamo offerte simboliche,
dando via il superfluo
ma solo se è davvero superfluo,
e cioè mai.

Ci indigniamo a intermittenza,
come le lucine sull’albero:
un secondo accesi, tre spenti,
così il senso di colpa riposa
e non disturba la digestione.

E se qualcosa va storto
si tira fuori la parola magica:
energia, vibrazioni, universo,
come brillantini lanciati su una macchia di vino,
per non doverla pulire davvero.

Alla fine del giro,
quando abbiamo accuratamente evitato il dolore degli altri
e classificato il nostro come “eccesso di sensibilità”,
ci sediamo davanti al presepe,
facciamo una foto ben filtrata
e la postiamo con un cuore,
perché l’importante non è essere buoni
ma risultare tali in alta definizione.

E allora sì,
con la coscienza in pantofole
e il mondo fuori dalla porta
possiamo dircelo tutti insieme,
con un sorriso leggermente stonato:

Buon Natale.
E non fate rumore.

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