Dare un seguito all’esperienza

Attenzione, memoria, responsabilità e presenza: un percorso attraverso i libri, la narrativa e il lavoro seminariale.

Ci sono giornate piene nelle quali, alla sera, fatichiamo a riconoscere una direzione. Abbiamo risposto, letto, parlato, risolto problemi. Eppure non è facile dire che cosa abbia lasciato una traccia capace di accompagnarci. Il calendario documenta che eravamo occupati. Non sa dirci se siamo stati presenti.

La domanda sull’attenzione comincia qui, e riguarda molto più del rapporto con uno schermo. Possiamo perdere il filo anche durante una conversazione, mentre leggiamo un libro o ascoltiamo una persona alla quale teniamo. Seguiamo le parole, prepariamo la risposta, riconosciamo il tema. Intanto qualcosa dell’incontro ci sfugge: il modo in cui l’altro parla, ciò che ci muove, il momento in cui abbiamo smesso di ascoltare.

In Zombificazione digitale questa domanda incontra gli ambienti tecnologici. Il libro osserva che cosa accade quando le interruzioni diventano una condizione ordinaria e la reazione immediata acquista valore economico. Ma il problema della presenza precede le piattaforme. Attraversa il lavoro, i rapporti, la conoscenza di sé e il modo in cui impariamo dall’esperienza.

Da qui si apre il tema della memoria. Un episodio può restare disponibile come racconto senza cambiare il nostro modo di agire. Sappiamo riferire che cosa è successo; più difficile è riconoscere che cosa stavamo cercando, quale abitudine ha guidato la risposta e quale possibilità abbiamo lasciato cadere. Il principio della memoria sviluppa questo interrogativo: come può ciò che viviamo diventare continuità, comprensione e orientamento?

C’è poi una dimensione collettiva. Le conseguenze delle nostre scelte raggiungono altre persone, talvolta molto lontane dal momento e dal luogo in cui decidiamo. Possedere uno strumento potente ci mette nella condizione di fare; resta da costruire la capacità di rispondere di ciò che facciamo. È uno dei fili di La specie inaffidabile, opera del programma editoriale in sviluppo, nel rapporto fra possibilità umane, istituzioni e responsabilità.

La narrativa porta queste domande dentro situazioni che possono essere abitate. Un personaggio esita, sbaglia, cambia prospettiva. Un’immagine o un simbolo mantengono aperto un significato che una spiegazione troppo rapida avrebbe chiuso. Il lettore incontra così una possibilità dell’esperienza prima ancora di darle un nome. Anche questa è una forma di ricerca.

Il lavoro seminariale introduce un’altra condizione: la presenza delle persone, il tempo condiviso, una consegna, una domanda che cambia attraverso l’ascolto. L’archivio di questo lavoro merita di essere studiato nella sua concretezza. Programmi, appunti, registrazioni e racconti possono aiutare a comprendere come sono nate le pratiche e come sono state trasformate. Ogni fonte conserva la propria data e il proprio contesto; ogni ricostruzione deve lasciare visibili le domande ancora aperte.

I libri sono luoghi nei quali questa ricerca prende una forma leggibile. Le esperienze, a loro volta, possono riaprire quello che sembrava acquisito. Dare un seguito all’esperienza significa mantenere viva questa possibilità: tornare su ciò che è accaduto, riconoscervi qualcosa che ci riguarda e lasciare che abbia conseguenze nel gesto successivo.

Continua nel percorso su memoria e coscienza, che raccoglie articoli e opere sul rapporto fra esperienza, tempo e continuità personale.

Sauro Tronconi con San Francisco sullo sfondo

Sauro Tronconi

Sauro Tronconi è autore, saggista e filosofo. Scrive di memoria, attenzione e libertà di scelta e conduce seminari e conferenze. Ha pubblicato saggi e narrativa con Castelvecchi, Pendragon, EdUP e Il Ponte Vecchio. È autore del soggetto del cortometraggio d’animazione Lo specchio di Lorenzo, prodotto da beQ entertainment per Rai Ragazzi e trasmesso su Rai Yoyo.

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