Il tempo libero che non lasciamo libero

Aspettiamo per giorni un momento libero. Quando arriva, prendiamo il telefono. Non abbiamo ricevuto una chiamata e non c’è nulla di urgente da cercare: controlliamo che cosa c’è. Il gesto può essere piacevole, utile, perfino necessario. Ma qualche volta conviene osservarne l’inizio. Avevamo deciso di fare qualcosa oppure avevamo soltanto avvertito il fastidio di non stare facendo niente?

La differenza non riguarda l’oggetto che abbiamo in mano. Si può usare un telefono con attenzione e leggere un libro per evitare una domanda. Si può lavorare molto senza avere una direzione e divertirsi senza fuggire da nulla. Il comportamento, visto dall’esterno, non ci dice ancora quale funzione svolga. Per questo la questione della noia è più interessante della solita contabilità delle ore trascorse davanti a uno schermo.

Immaginiamo una sera senza impegni. Abbiamo desiderato quella libertà mentre correvamo fra gli obblighi della giornata. Ora possiamo scegliere. Cominciamo un film, lo interrompiamo, guardiamo il catalogo. Un titolo sembra promettente, poi ce n’è un altro. Dopo mezz’ora non abbiamo visto nulla, ma siamo stati occupati. La possibilità di scegliere è rimasta intatta; la scelta non è avvenuta. Forse cercavamo davvero un film. Forse cercavamo soprattutto di non incontrare quel tempo ancora vuoto.

Chiamare noia tutto ciò che accade in un intervallo sarebbe sbrigativo. C’è il fastidio per un compito ripetitivo, c’è la stanchezza, c’è il disinteresse per una situazione che non ci riguarda. E c’è il momento in cui nulla sembra abbastanza interessante, benché le possibilità siano molte. Non sempre dobbiamo imparare a sopportare ciò che ci annoia. Qualche volta dobbiamo cambiare attività, ambiente o direzione. Ma per capire quale cambiamento serva occorre almeno accorgersi della differenza fra non desiderare quella cosa e non riuscire più a desiderarne nessuna per più di un istante.

La tesi che sviluppo nell’Industria dell’altrove riguarda proprio questo incontro: un’inquietudine umana e un mercato capace di offrirle continuamente un’uscita. Il desiderio di essere altrove non nasce con i dispositivi digitali. La novità da interrogare è la possibilità di organizzare quell’uscita come un servizio sempre disponibile, pronto prima ancora che abbiamo formulato una richiesta. Una variazione segue l’altra e il momento nel quale potremmo chiederci che cosa stiamo cercando viene rimandato.

Non serve immaginare qualcuno intento a rovinare le nostre serate. Basta considerare un incentivo: quando il ricavo dipende dalla permanenza, trattenere una persona conta più che aiutarla a concludere. Per chi legge o guarda, una conclusione può essere un buon risultato. Per un servizio interessato a prolungare la sessione, può essere il momento in cui il cliente se ne va. Le due esigenze non coincidono necessariamente. Accorgersene permette di discutere come sono progettati gli strumenti, invece di ridurre tutto alla forza di volontà di chi li usa.

Neppure trasformare ogni minuto libero in un esercizio di miglioramento sarebbe una soluzione. Sarebbe un altro modo di non lasciarlo libero. Non dobbiamo rendere produttiva anche la pausa pranzo, esibire una lettura impegnativa o dimostrare di saper stare immobili. Il piacere non ha bisogno di un permesso filosofico. Un film può essere soltanto un bel film, una passeggiata può non insegnarci nulla. Il problema comincia quando non sappiamo più distinguere ciò che ci interessa da ciò che ci serve soltanto per passare al momento successivo.

La prossima volta che compare l’impulso di cambiare attività, possiamo lasciargli il tempo di diventare una domanda: che cosa sto cercando adesso? Non per vietarci il gesto, ma per riconoscerlo. Potremmo scoprire che desideriamo davvero una conversazione, un po’ di riposo o un lavoro diverso. Potremmo anche decidere di guardare quel film. La differenza è piccola, ma concreta: invece di trovare subito qualcosa con cui occupare il tempo, abbiamo cominciato a scegliere che cosa farne.

Questa riflessione nasce dalla ricerca sviluppata nel saggio L’industria dell’altrove, attualmente inedito.

Per leggere un breve estratto, scrivimi indicando il titolo del libro.

Altre letture nei percorsi Attenzione e automatismi e Tecnologia e ambiente cognitivo collegano questa domanda alle abitudini quotidiane e agli ambienti digitali.

Sauro Tronconi con San Francisco sullo sfondo

Sauro Tronconi

Sauro Tronconi è autore, saggista e filosofo. Scrive di memoria, attenzione e libertà di scelta e conduce seminari e conferenze. Ha pubblicato saggi e narrativa con Castelvecchi, Pendragon, EdUP e Il Ponte Vecchio. È autore del soggetto del cortometraggio d’animazione Lo specchio di Lorenzo, prodotto da beQ entertainment per Rai Ragazzi e trasmesso su Rai Yoyo.

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