La questione del libero arbitrio

La questione del libero arbitrio è fondamentale nella comprensione dell’esperienza umana, è uno dei pilastri su cui si basa la percezione di noi stessi, il senso di responsabilità delle azioni che compiamo, la nostra possibile evoluzione, la creatività e l’arte, l’amore e l’odio. È quindi il fondamento di ciò che noi pensiamo di noi stessi, ma è vero? O è solo un’illusione del nostro sofisticato sistema psicofisico, per darci l’energia del movimento e dell’azione, insomma per farci agire nel mondo e superare le difficoltà che il mondo e il vivere ci propone?
La filosofia, la psicologia e negli ultimi anni la fisica e le neuroscienze hanno cercato di dare risposte a questo quesito fondamentale con scarsi risultati, così scarsi da farci tornare quasi al punto di partenza, poiché non ci sono evidenze scientifiche né per dimostrare che ciò che crediamo sia una nostra scelta né che derivi da un principio deterministico e cioè che i nostri atti coscienti siano interamente determinati dalle leggi naturali che governano le attività delle cellule nervose del cervello. Oppure al contrario che gli atti liberamente volontari, e le decisioni coscienti che li producono possano, in qualche misura, essere portati avanti indipendentemente dal determinismo naturale, quindi derivati da un processo indeterministico.
L’idea deterministica rende il libero arbitrio un’illusione, la percezione cosciente di esercitare la propria volontà diviene un epifenomeno, un riflesso utilitaristico delle attività cerebrali, un’illusione utile alla macchina per motivare se stessa, per autoalimentarsi, per creare soddisfazione e insoddisfazione e quindi guidarsi attraverso le scelte della vita. Insomma un programma sofisticato di sopravvivenza e di utilizzo delle risorse. Negli ultimi anni ci sono schiere di sostenitori di questa teoria, alcuni famosi anche in Italia, Dennet, Churchland, Wegner e altri. Una teoria peraltro non suffragata da prove evidenti.
Ma anche rifacendoci al principio indeterministico introdotto dal fisico Heisenberg non abbiamo prove di avere un controllo cosciente. La meccanica quantistica ci costringe a trattare con le probabilità invece che con la certezza degli eventi, ci dice che le attività molecolari intrinseche ci sono in gran parte sconosciute perché imprevedibili, nella teoria del caos un evento casuale può cambiare il comportamento di un intero sistema in modo non prevedibile. Certo si può fare la riflessione che anche se non conosciamo le leggi di alcune cose a causa dei nostri limiti di comprensione, ciò non significa che esse abbiano regole determinate, ma forse è solo un nostro confine.
Come potrebbe anche darsi che semplicemente ci stiamo ponendo le domande sbagliate, e che partiamo da presupposti sbagliati per cercare delle spiegazioni a fenomeni che appartengono a sfere di osservazione differenti.
Nel frattempo, visto che non abbiamo prove a sostegno di nessuna di queste tesi, perché non lasciarci la possibilità di avere margine di scelta?
Quelle che vi ho appena esposto sono tesi che paiono nascere dalle osservazioni scientifiche più recenti, ma andando ad osservare meglio ciò che ci arriva dal passato in relazione alla storia dell’evoluzione umana, pare proprio che non sia una novità. Ci sono moltissime tradizioni che indicano nell’essere umano la possibilità del libero arbitrio, ponendo così la questione su un piano completamente differente. Cioè non escludendo il principio deterministico che vede l’uomo automatico e inserendo la possibilità che l’Uomo attraverso sforzi e pratiche particolari possa acquisire più coscienza di sé e dei suoi processi producendo in sé una sorta di spazio decisionale, che potremmo definire appunto “libero arbitrio”.
Per concludere, è vero abbiamo una struttura cerebrale che segue leggi precise, abbiamo una macchina complessa che non ha poi così bisogno di coscienza, almeno sul breve e medio tempo, può funzionare quasi completamente in automatico. Ma abbiamo la possibilità, attraverso quella stessa mente, di accedere a variabili di ordine molto più complesso e quindi di creare un cosiddetto “campo” di coscienza. Accedendo così ad un ordine reale di libertà interiore.

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