La meditazione

Molti sono i luoghi comuni legati alla Meditazione. Non occorre assumere atteggiamenti straordinari o andare in solitudine sulla cima dell’Himalaya; la meditazione è qualcosa di semplice, che deve accadere durante la vita di tutti i giorni, è legata all’osservazione, all’attenzione e alla rimembranza di sé, aiuta a comprendere sempre di più.
La meditazione è uno stato dell’essere, uno stato di percezione ampia e allargata che comprende in sé tutte le sfumature e i particolari dell’insieme.
La mente occidentale ha trasformato la meditazione in concentrazione, come fosse qualcosa di funzionale allo sviluppo della mente. La mente non può comprendere la meditazione, poiché essa è il frutto della coscienza, non del solo processo mentale. L’utilità della meditazione nei confronti della mente è proprio di lasciare la mente alla sua funzione propria, senza che essa invada gli spazi emozionali e percettivi propri degli altri centri.
L’uomo del nostro tempo non ha curiosità emozionali, ma solo curiosità intellettuali, ovvero ogni cosa deve essere finalizzata all’ottenimento di qualcos’altro. In questo modo non si può, nemmeno lontanamente, comprendere la meditazione, ma solo ampliare le facoltà mentali attraverso la concentrazione. Anche questo è però riduttivo, concentrarsi significa focalizzare le energie in un punto escludendo il resto, è come avere un bonsai chiuso in casa e pensare che sia un gigantesco albero immerso nella foresta. Oltretutto, non è nemmeno un buon modo per aumentare la nostra intelligenza, poiché l’intelligenza ha bisogno, come un mare, di avere continui apporti di acque diverse.

Meditare è ampliare, è entrare nella vita, è lasciarla entrare in noi levando le barriere della mente e rimanendo presenti nel cambiamento. E’ attenzione a se stessi, non egoismo, è lasciarsi scorrere senza perdersi, è imparare ad usare la mente senza diventare la mente. Allora sì che la mente comincia davvero ad essere uno strumento potente: aumenta la memoria, aumenta la percezione di se stessi in rapporto allo spazio e al tempo reale e questo è di enorme vantaggio nel fare scelte e progetti, abbatte di molto la possibilità di fare errori grossolani. La mente riesce anche, se serve, a focalizzarsi su un punto senza dispersioni, poiché è aumentata l’attenzione e la presenza, non certamente la concentrazione.
Ma come è possibile raggiungere uno stato di meditazione o almeno incamminarsi in quella direzione?
Vi sono migliaia di tecniche di Meditazione, che appartengono alla storia dell’evoluzione umana. Nel corso dei millenni, l’uomo ha radicalmente cambiato la propria esistenza ed è ovvio che una tecnica, perfettamente adatta ad un uomo dei tempi di Buddha, non lo è più per l’uomo contemporaneo. Certo, il fine è sempre il raggiungimento di uno stato meditativo, ma la tecnica deve necessariamente essere diversa. Ogni tempo ha creato nell’uomo una mente diversa ed i grandi Maestri del passato lavoravano ognuno sul proprio presente, a volte addirittura variando o creando tecniche adatte solo ad un determinato individuo.
Non credo ai prodigiosi effetti procurati dalle tecniche di massa. Ogni individuo è unico e straordinario e vive in un preciso momento storico. Non possiamo prescindere da questo. All’inizio occorre avere un po’ di pazienza, ritrovare un linguaggio interiore che ci permetta di far riemergere la nostra essenza profonda, iniziando ad osservare i nostri automatismi, i nostri stati di trance quotidiani. In seguito, quando la comprensione esperienziale comincia a farsi strada nella nostra coscienza e la consapevolezza inizia ad affiorare, si inizia a diventare Maestri di se stessi, uomini liberi.

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