La quiete del cuore

L’acqua del Grande Fiume va alcune volte contenuta, alcune altre lasciata libera di andare. Non sempre è così per l’uomo, ma anche il suo impeto alcune volte va contenuto, altre lasciato libero.

Sulle rive del Grande Fiume viveva un sapiente di molti anni vecchio, molti più anni di quanto tutte le altre persone potessero vivere. Questa sua età, aveva fatto nascere la credenza che egli fosse a metà fra un uomo e un Dio e potesse, in questa sua condizione, decidere quale età raggiungere e quando por fine alla propria vita. Fin dal suo lontano sessantesimo anno aveva deciso di accogliere a sé alcuni giovani usciti dall’età di mezzo e già avviati all’essere uomini per insegnare loro la via della conoscenza e della comprensione. Era un grandissimo onore essere accolti nei suoi insegnamenti e molte famiglie ricche o meno cercavano di mandare i loro figli alla prova per accedervi. Per operare la scelta dei suoi discepoli, il vecchio semplicemente parlava a questi giovani non badando di quale rango fossero, ma leggendo nel loro cuore e decideva se accoglierli nella sua scuola. E così ogni 5 anni un gruppo di giovani, all’inizio folto, ma con un numero che andava via scemando col tempo, poiché la verità a volte induce alla fuga, viveva a contatto stretto col Maestro. Egli, saggiamente, mai invogliava le persone a restare o ad andarsene, ma accettava la loro decisione. Solo pochissimi venivano allontanati, quando il troppo orgoglio di essere stati scelti nuoceva alla crescita del loro animo.
L’insegnamento si svolgeva in due luoghi diversi, anche se vicini. Il primo era posto sul fondo di una valle con un torrente che scorreva al centro e le montagne tutt’intorno che lo rendevano chiuso all’accesso di tutti. Il secondo era un luogo posto in cima ad un altura che dominava la valle sotto e aperto dall’altro lato anche a persone che volessero ascoltare.
All’inizio gli allievi raccoglievano gli insegnamenti a valle. Poi, col tempo, gli era man mano concesso di salire verso la cima della collina. Ma non per tutti accadeva allo stesso modo, ognuno aveva una propria via e un proprio momento, cosa difficile da accettare per coloro che misurano se stessi solo in relazione agli altri.
Oltre 150 anni dopo che il saggio aveva visto la luce, Pavir, uno dei giovani allievi figlio di persone né ricche, né povere, aveva da molto tempo iniziato a frequentare gli insegnamenti del grande saggio. Egli era impaziente di salire sulla vetta della collina, ma dopo 4 anni riceveva gli insegnamenti ancora nel fondo della valle. Ogni giorno il suo umore era sempre più rabbuiato, si sentiva inferiore a tutti quelli che con lui avevano iniziato e già erano saliti, oppure se ne erano andati. Desiderava continuare e gli pareva di ben comprendere l’insegnamento, ma non capiva perché il vecchio non lo facesse salire alla collina.
Una sera, con la luna a metà che si specchiava sulle rive del torrentello che affluiva nel Grande Fiume, stava seduto e scoraggiato, quasi piangendo. In quel momento arrivò il Maestro, lo vide e gli parlò: “Che fai qui? Perché il tuo viso è così triste?”. Pavir spiegò al vecchio che soffriva nel vedere che tutti salivano alla collina mentre a lui non era concesso e non sapeva se avesse senso continuare a sperare di comprendere.
Sorridendo il vecchio rispose: “Stolto tu, a pensare che chi può salire è persona più avanti di te, il tuo animo forte e curioso è indomito come quello di un leone chiuso in un piccolo spazio, ma proprio a un animo così indomito serve imparare la quiete e solo qui, circondato da cure, amore e attenzione, tu puoi trovare la quiete dentro di te e al momento in cui la quiete sarà ritrovata la collina sarà tua. Cerca dentro di te quel silenzio che nasce dal rumore, cerca quella quiete che nasce dall’aver compreso ciò che è il passato per guardare a questo futuro pieno di tanti piccoli presenti e ricorda, non serve un balzo per arrivare in alto. Meglio raggiungere la vetta camminando lentamente, senza correre il rischio di cadere” .
In quel momento una nuvola oscurò la luna e tutto divenne buio, nulla era possibile vedere e in quel buio egli improvvisamente trovò il suo silenzio. Quando la luna riapparve, quel silenzio era lì, immutato nel suo cuore.
Il giorno dopo il vecchio saggio gli diede una bisaccia con dentro acqua, pane e una ciotola di riso e, prendendolo per mano, lo accompagnò lentamente sulla collina. Quando fu sulla collina gli chiuse gli occhi con entrambe le mani, gli disse di respirare forte poi tolse le mani e fece vedere al giovane la meraviglia di tutto quello che sotto di lui stava. Il giovane comprese, ringraziò il vecchio saggio e gli disse: “Grazie, ma cosa posso ora fare per te?”. E il vecchio, sorridendo gli rispose: “Non c’è più bisogno che tu stia qui su questa collina, il mondo è tuo, vai ad esplorarlo. Solo ti chiedo di tornare fra 3 anni. Sarà il momento in cui io morirò e il mio posto sarà tuo.” E così il saggio si girò e si incamminò nella discesa che lo portava alla valle e il giovane, guardando il sole che stava sorgendo, rise e pianse allo stesso tempo.

Ricorda o mio Re, c’è un momento per rimanere chiusi a trovare il proprio silenzio, c’è un momento per vedere dall’alto, ma mai potresti vedere veramente se il silenzio non è giunto nel tuo cuore. Poi ogni posto del mondo è aperto a te. Ricorda, o mio Re.

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